L’errore che facevano i primi nutrizionisti dei secoli scorsi era quello di pensare che la similarità chimica dei minerali organici ed inorganici significasse anche similarità biologica e nutritiva delle molecole che li contenevano (vedi Medicina Ortomolecolare successiva di Linus Pauling e dei suoi seguaci), per cui sia il minerale delle acque dure e marine, che quello dei depositi salini di salgemma, che quello dei suoli, fosse adatto pure alla nutrizione.

Tant’è che, nei tempi andati, si ricavavano supplementi minerali direttamente dai chiodi, e molti medici pretendevano di curare gli anemici facendo bere loro bottiglie su bottiglie di acqua ferruginosa, con effetti ancora più debilitanti.

Purtroppo le cose non stanno affatto in quei termini. Siamo sì dei mangiatori di sale, ma non di quello marino che ci avvelena soltanto. Siamo mangiatori dei sali colloidali, quelli sminuzzati dal processo sintetico clorofilliano e dunque utilizzabili dai nostri microscopici filtri renali. Siamo mangiatori dei minerali che stanno nelle piante, crude e non cotte, crude e non sintetizzate, come quelli del sedano, del prezzemolo, del ravanello, delle carote, dei cavoli, del crescione, delle lattughe e delle cicorie.

La balzana e demenziale idea, di somministrare minerale inorganico come cibo e come rimedio terapeutico, arriva dalla Germania di cento anni fa, da uno squinternato ricercatore di nome Hensel. Sulla spinta delle sue prime sperimentazioni, i primi ad abboccare furono i soliti furbastri del quartiere, ovvero gli omeopati, all’eterna ricerca del rimedio magico in minidosi, come i medici e più dei medici. Si tuffarono a capofitto nella preparazione di molti composti minerali chiamati “sali cellulari”, e li proposero al pubblico in centinaia di bottigliette colorate, intese a risolvere tutte le varie carenze umane. Un business eccezionale e remunerativo che invase il mondo.

Erano i tempi in cui l’ambulante straccivendolo John Rockefeller, scaltro più di una volpe, vendeva in America con grande successo, e a prezzo d’oro, boccette di petrolio grezzo agli ignari e sprovveduti contadini americani, spacciandole per pozione magica, per panacea contro tutti i mali. Chiaramente si trattava di un grosso imbroglio, ma proprio in questo modo nasceva la fortuna della farmaceutica moderna, la fortuna della Standard Oil e gli sviluppi della famigerata Farben (finanziatrice di Hitler e ceppo originario della Bayer, nonché della chimica tedesca).

Per contro, agli inizi del secolo scorso, uno scrupoloso e onesto scienziato tedesco di nome Aberhalden condusse una serie di esperimenti sul comportamento e sugli effetti concreti del ferro in tutte le sue forme. Operò ovviamente sugli animali, alimentandoli con diete ferro-carenti. Se integrati con ferro inorganico, non erano affatto in grado di produrre emoglobina al pari di quelli sottoposti a dieta normale e virtuosa di erbe e di cereali integrali.

Lo sviluppo degli esseri viventi è regolato e condizionato dalla fornitura dell’alimento presente nella misura minima. Se nel corpo c’è una situazione per cui c’è pochissimo manganese che va ad accoppiarsi con un milligrammo di ferro, puoi buttar dentro anche un etto di ferro senza mai risolvere la tua ferro-carenza, e ritrovandoti anzi morto avvelenato.

Il 10/12/08 apparse sul Financial Time un eccellente articolo firmato da Clive Cookson, su 2 grossi esperimenti condotti nel 2008 in America. Esperimenti simili in tutto e per tutto a quello di Cambridge 2000, pure essi, ironia della sorte, finanziati dalla Pfizer e dalle maggiori industrie medico-farmaceutiche.

Esperimenti mirati a convincere il grosso mercato americano, dove il 12% della popolazione vive di cibi e bevande stracarichi di queste sostanze mineral-vitaminiche che sono peggiori dei conservanti. Esperimenti intesi a confermare le menzognere indicazioni di Linus Pauling degli anni ’90, le quali promettevano mari e monti non solo agli ammalati di cancro e di altre malattie gravi, ma anche alla gente sana che non trovava più il tempo e la voglia di prepararsi la spremuta d’arancia  e di fare shopping all’ortofrutta. Esperimenti diretti cioè a dimostrare, con maggior certezza scientifica, che la frutta e il crudismo non servivano e che le pasticche sintetiche valevano molto di più. Esperimenti che in questo caso furono più concentrati rispetto a Cambridge, ma che coinvolsero 40000 persone e durarono dal 2003 al 2008.

Nell’Esperimento 1 si presero 35000 soggetti di mezza età e si divisero in due gruppi.
Gruppo A (gruppo sottoposto a dosi giornaliere di vitamina C e vitamina E, nonché selenio inorganico come sale minerale) e gruppo B (gruppo sottoposto a pillole colorate placebo, contenenti innocente mollica di pane).
Nell’Esperimento 2 si presero 15000 soggetti medici volontari e si divisero in due gruppi A e B, dando al gruppo A le vitamine C ed E più il selenio (esattamente come sopra) e al gruppo B le pillole placebo (esattamente come sopra).

I due esperimenti provarono alla fine in modo inconfutabile che i minerali inorganici degli integratori, gli antiossidanti farmacologici, le vitamine sintetiche, gli ormoni sintetici, che stanno alla base di tutte le scelleratezze mediche e dietologiche (vedi Atkins, Zona, Gruppi Sanguigni, Montignac, Lemme, Dukan, Dieta Mediterranea, e chi più ne ha più ne metta), non solo non fanno da schermo protettivo contro l’infarto, il cancro e le malattie in genere, ma addirittura comportano un peggioramento consistente e progressivo delle varie situazioni patologiche, visto che i gruppi placebo utilizzati, medici e non-medici, sono usciti dai due esperimenti citati in condizioni marcatamente migliori rispetto ai gruppi mineral-vitaminizzati artificialmente.

Risultati beffardi, scomodi ed imbarazzanti. Una vera e propria catastrofe. L’esatto contrario di quanto Big Pharma voleva. Il diavolo ci aveva messo lo zampino. Immaginarsi le imprecazioni negli uffici dirigenziali della Pfizer! Chiaro che l’unica strada possibile, onde evitare lo scorno e il danno, era quella dell’insabbiamento e del silenziamento, soprattutto nei riguardi del grande pubblico e del mercato.

Il professor Peter Gaun, della University of Illinois-Chicago, invitò i medici americani a non prescrivere più vitamina C, vitamina E, selenio e altri minerali inorganici. Il dr Jody Moffat, health specialist del Cancer Research Institute di Londra, ribadì per l’occasione che i supplementi non possono in alcun modo sostituire una dieta sana e crudista, e che alla fine essi diventavano fattore aggiuntivo ed aggravante di cancro. “Mangiare una dieta ad alto contenuto di frutta e verdura è il miglior modo, oltre che l’unico, per ottenere le vitamine e i minerali che ci servono”, fu la sua precisa conclusione.